Forza maggiore. La mia recensione del film di Ruben Östlund

Film del 2014 diretto da Ruben Östlund. Vincitore del Premio della Giuria nella sezione Un certain regard al 67º Festival di Cannes; selezionato per rappresentare la Svezia.
Film del 2014 diretto da Ruben Östlund. Vincitore del Premio della Giuria nella sezione Un certain regard al 67º Festival di Cannes; selezionato per rappresentare la Svezia.

Una località sciistica sulle Alpi fa da sfondo ad una storia per niente scontata. Tutta quella neve, quel bianco che diventa insopportabile, la nebbia impenetrabile e soprattutto una valanga, sono gli elementi naturali chiave di questa pellicola.
La famiglia sta per essere sepolta sotto un’immensa quantità di neve. La vedono proprio, se la vedono arrivare addosso! E quella che sembrava una divertente quanto singolare slavina programmata, di fronte al dehors su cui stavano pranzando anche molti altri turisti, nel giro di pochi istanti diventa quanto di più spaventoso possa esserci.
La madre abbraccia e protegge i figlioletti nell’atto istintivo più comune in natura, cercando di salvarli.
Ma il padre… Il padre, in quel frangente così fulmineo scappa.
Scappa. Scappa da solo. Non guarda i suoi famigliari, non protegge i suoi figli. E quel che è peggio (per dei parametri comuni) è che l’ultimo scatto consapevole, nel tentativo di salvarsi, è verso due oggetti: i guanti da sci e l’Iphone, che recupera e con cui si dilegua.
Tutto il film ruota quindi attorno a questo avvenimento eclatante.
I tempi sono scanditi – giustamente – con la stessa lentezza insopportabile tre le parole non dette, tra le risposte logiche che inspiegabilmente non si palesano, l’amarezza, l’incredulità.
Pur non volendo, ora, raccontare tutto il film… posso comunque dire che il lungometraggio riesce nell’intento di rivelasi forte e drammatico. E senza perdersi, rimanendo sul filo conduttore, strettamente sull’argomento, sviscera il tema dell’istinto.
Istinto che davanti a qualcosa di così eclatante si rivela altrettanto sorprendente ed eccezionale.
inoltre il regista riesce a far comprendere anche lo stato d’animo del padre. A dare una spiegazione al suo inaspettato atteggiamento.
E facendo questo abbiamo un ulteriore tassello di consapevolezza nella sfera dei comportamenti umani.

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Manola Plafoni