Paolo Conte in volo

“Quelle bambine bionde, con quegli anellini alle orecchie…”

Come sale il livello di coinvolgimento quando l’orchestra di dieci elementi – professionisti impeccabili, eleganti, precisi – suona “Diavolo rosso”. Capolavoro del Conte. E ti par di essere in Camarque, in una calda serata estiva, nel bel mezzo di una festa gitana, tra colori e gonne lunghe svolazzanti, collane, bracciali…

“tutte spose che partoriranno…”

Le chitarre fanno il ritmo, sempre costante, veloce, senza sosta, sempre più intenso. La ritmica è il cuore della festa, spirito leggero e gioioso di un popolo passionale, ma anche spigoloso. La cadenza sempre regolare, per un tempo infinito, è base portante del vero spirito zingaro, è un turbine che volteggia. Dervisci rotanti s’aggregano alla festa, danzando in circolo, perpetuo volteggiare fisso sul proprio asse, sublime abbandono. Che sale ancora, e ancora.
Assolo di clarinetto, acuto e lieve canto ballerino, conferma di un mondo gitano.
La mente si annebbia in un vortice di emozioni.
E vedi “uomini grossi, come alberi” a petto nudo. Abbronzati, sudati e belli.
E la musica si fa mantra ripetitivo. La fisarmonica gioisce nell’essere al centro della piazza in festa, padrona, in un assolo virtuoso. Su un tappeto di chitarre che galoppano forti, costanti.
Il mantice della fisarmonica si apre potente e questa vibra, in un gesto che è esso stesso ballo sfrenato, sudato, carnale.
Ma quando il suono melanconico, aumentando sempre più, arriva alla’apice, dove non è possibile andar oltre, cresce, cresce ancora in un orgasmo talmente prolungato da non parer possibile.
La fisarmonica diventa organo ed è una festa bellissima per l’anima.
Commossa e instancabile, lunghissima danza, tra le gonne che rivelan gambe sensuali e affusolate, un numero indefinito di persone tutt’attorno ma una sola mente, un cuore pulsante solo, del tutto incurante di chi è presente. L’abbandono, meraviglioso.
Violino. Strabiliante, dalle note impossibili, in un filo altissimo e d’acciaio. E sopra in equilibrio stanno gli uomini del circo. Note così in alto da superare il cielo stellato. E la notte si fa teatro di magia.

“diavolo rosso, dimentica la strada”

Perso, ormai, in quest’estasi gitana, dove intravvedo, appena, un uomo volare, con ali grandi di gabbiano. Allunga le braccia in parabola, nell’illusione sublime delle Alcioni, nell’illusione del volo*

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30.03.2015 Teatro Carlo Felice - GE - Paolo Conte, dedica a Manola
30.03.2015 Teatro Carlo Felice – GE –
Paolo Conte, dedica a Manola

– Concerto di Paolo Conte: 30/marzo/2015 Genova – Teatro Carlo Felice & 01/luglio/2015 Asti – Piazza Cattedrale.

[* “ah, se cerilo io fossi, che sul fiore dell’onda vola, con le alcioni, a cuor sereno” Alcmane]

Manola Plafoni