Rita e il cervello


[Due o tre cose che mi “tornano in mente”,
oggi,
che te ne sei andata.
E mi dispiace da morire.]

Il Cervello.

La sua funzione centrale,
primordiale,
è la ricerca della conoscenza.
Ma quel che so a proposito è molto semplice. Elementare.
Il cervello umano
è “congeniato”
per formare concetti.
La capacità apparentemente naturale e spontanea di quest’organo,
di dar forma,
di creare
dei concetti, consente al cervello stesso
non solo
di ricavare conoscenza
ma anche di generalizzarne.
La formazione dei concetti avviene sin dalla nascita ed è continua.
Praticamente diamo origine a delle idee e a dei giudizi per ogni cosa in cui c’imbattiamo. Di qualsiasi natura. Dalle esperienze percettive più semplici e apparentemente prive di valore, come vedere una palla, così come dalle esperienze che ricaviamo dalle entità astratte. Come l’Amore, per esempio.
Dunque… ognuno di noi beneficia della splendida facoltà della mente
di ottenere Consapevolezza
e, allo stesso tempo, ubiquitariamente – ovunque – e di continuo
di generalizzare le nostre conoscenze.
Ma attenzione a quest’ultima parola:
Generalizzare.
“Rendere comune”. Quindi di tutti.
Diffondere.
Dunque il cervello estende ciò che apprende.
L’ingegneria neurale,
questa nostra macchina neurologica,
nella sua immensa complessità,
viaggia su strade smisuratamente differenti da persona a persona.

Senza escludere un eventuale prezzo da pagare.

Scritto il 30.dicembre.MMXII
Scritto il 30.dicembre.MMXII

Manola Plafoni

Il Moro e il cervello

o

Non voglio metterla sul politico. Ma lo farò.
Ludovico sembrava un contadino. Quando tentò di fuggire dal castello di Loches, quello fu il suo travestimento. Poi i francesi lo catturarono. Lo segregarono. Lo uccisero.
Ma non badiamo troppo alla drammatica fine che spettò al Moro.
Insomma… è passato qualche secolo.
Più attuali sono invece le accuse che gli vennero mosse.
Accuse d’aver consegnato l’Italia in mano allo straniero.
Ma gli italiani non sono da sempre inclini ad accettare le invasioni? Voglio dire… Quasi portati a sollecitarle, addirittura.
In realtà, in quel maggio MDVIII, “l’abdicazione della nostra penisola, così inerme e divisa non rispondeva che a una logica inesorabile. Ognuno vide il pretesto d’una vendetta o di un saccheggio in danno al vicino.” E in realtà “non era il Moro ad aver condannato l’Italia. Erano gli italiani che seguivano la loro vocazione alla discordia e al servilismo”.
Giusto per citare un intoccabile come Montanelli.
Ma in queste ultime righe c’è un senso di sottomissione. Una sorta di dipendenza – comune – da quel piccolo cervello che abbiamo nell’ippocampo.
Eh sì. Possediamo due cervelli. E uno è più arcaico. Un cervello limbico. Che non si è praticamente evoluto.
Ha salvato l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di far fronte alla ferocia dell’ambiente e degl’aggressori. Un piccolo cervello dalla forza straordinaria! Che controlla tutte quelle che sono le nostre emozioni.
Comprese quelle negative.

Indro Montanelli  (Agenzia: TAMTAM NomeArchivio: MONTA8vm.JPG)
Indro Montanelli
(Agenzia: TAMTAM NomeArchivio: MONTA8vm.JPG)

Ludovico il Moro
Ludovico il Moro

Manola Plafoni

Se scompare la scrittura in corsivo.

Se il mio commento all’articolo odierno de La Stampa lo sto digitando sulla tastiera del pc allora vuol dire che: è inutile che esprima delle considerazioni in merito? Per un buon 50% mi sto infatti (quasi) inconsapevolmente dando una risposta da sola. Non sto scrivendo su un foglio, quindi non sto scrivendo in corsivo.
Ma l’articolo mi rattrista un pochino. Perché?
Per via della stagione forse…
L’intera pagina 35 mi suona malinconica e un campanello lieve mi avverte del cambiamento in atto. Un “passaggio da un modo di fare le cose a un altro” – sì, è così senz’altro – “ha sempre caratterizzato l’evolversi della civiltà”. Mi viene in mente Rita e il suo slancio verso il futuro*. Sorrido.
Quindi non è il caso che mi rattristi troppo. Semmai ci sono un paio di annotazioni che trovo interessanti:
La scrittura non è innata, non è genetica, va insegnata”.
Anche qui… le parole della mia amata Levi Montalcini fanno capolino nella mente*. L’argomento Cervello è da alcuni anni nella top ten dei miei preferiti.
Questo chiaro rimando al campo delle Neuroscienze e all’Evoluzione dell’essere umano, è importante.
Ma scrivere su una tastiera elettronica non esclude che si debba IMPARARE la scrittura.
Piuttosto la questione è legata al fatto che pare che, scrivendo in corsivo, “circa un terzo del nostro cervello si mette all’opera quando scriviamo a mano”. Bene. Ma la differenza rilevante è che: “molto di più di quando scriviamo sull’iPad”.
Quindi dovrei considerare che questo potrebbe rappresentare un’involuzione umana?
Forse sì.
Se poi faccio riferimento al: “ricordiamo meglio le cose scritte a penna” (dove, ripensando agli anni scolastici, mi vien naturale una smorfia di consenso) non posso non notare il passaggio successivo sull’effetto particolarmente positivo del RICOPIARE.
Ricopiare a mano un testo dell’autore preferito consente di comprenderne meglio la tecnica”.
Questa volta mi viene in mente una ragazza brillante, Gessica Franco Carlevero, che circa tre anni fa avevo sentito suggerire proprio questo. Non ho niente da sindacare contro quest’ultima considerazione, anzi! La teoria del’aspetto divinatorio dell’imitazione** è qualcosa di addirittura sublime. Mi chiedo, però, se sia davvero meno valido e/o efficace il trascrivere con mezzi tecnologici. In fondo io ora sto anche ricopiando parti dell’articolo e mi pare che – per il semplice fatto di scrive e quindi di fare un minimo sforzo in più, oltre i ragionamenti che l’articolo mi suscita – quest’azione tipica dell’Homo Sapiens Sapiens, metta un po’ più in funzione il mio cervello cognitivo***.
Ma, tornando alle altre frasi degne di nota (che con la penna ho sottolineato sul giornale), quella a proposito della tendenza a non scrivere più a mano e della (conseguente?) incapacità di leggere la propria calligrafia, mi piace particolarmente:
Rin Hamburg da anni tiene un diario, ma non lo nasconde più, perché nessuno sarebbe comunque in grado di decifrarlo”. Questa è una cosa fantastica! Addirittura una buona notizia, per una come me che in realtà non pensa sul serio di abbandonare la scrittura in corsivo e che adora i piccoli segreti e le cosine nascoste.
In conclusione… se il corsivo, che è “l’arte della scrittura”, ci “insegna a controllare le nostre dita e incoraggia la coordinazione occhio-mano”, e che per di più ci caratterizza (per via della calligrafia!), mi dispiace non aver letto prima questa pagina. Perché alcuni anni fa avevo aiutato un bambino delle elementari ad imparare, appunto, il corsivo, ma allora non sapevo che questo “è il modo di scrivere che più si avvicina al fluire del pensiero umano”. E che – cosa ancor più bella e stimolante – scrivendo a mano “il cervello diventa un alveare di attività. Una rete di processi si mette in azione: le aree di associazioni visuali rispondono a modelli visivi o rappresentazioni”. E poi, per quanto possa far ridere qualcuno, “nel corsivo le lettere hanno le legature e si scrivono tutte unite tra loro”.

*Rita Levi Montalci.
– “Abbi il coraggio di conoscere”. Ed. B.U.Rizzoli
– “La clessidra della vita”. (con Giuseppina Tripodi) Ed. Baldini Castoldi Dalai
– “I nuovi magellani nell’er@ digitale”. Ed. Rizzoli
**Imitatio Christi
***Il cervello cognitivo, a differenza di quello limbico che si trova nell’ippocampo, è nato con il linguaggio e si è sviluppo in modo straordinario, specialmente grazie alla cultura, negli ultimi centocinquantamila anni.

corsivo

[Impressioni sugli articoli:
Venerdì 12 dicembre2014, La Stampa
“Il tramonto del corsivo. In Finlandia abolito dalle scuole: non serve per il pc. Gli studiosi: un errore, cambia il modo di pensare.”
di Vittorio Sabadin & Intervista a Lorenza Castagneri]

Manola Plafoni